TURISMO RELIGIOSO

Chiesa madre di San Salvatore (ALESSANO)

Dedicata a San Salvatore, la sua costruzione risale alla seconda metà del Settecento e fu edificata in sostituzione dell’antica cattedrale romanica. In tutta la prima metà del XVIII secolo l’edificio subì continui interventi di restauro e ripristino. Intorno al 1760 il Vescovo Latomo Massa, notando le condizioni precarie della Chiesa, affidò l’opera di restauro e ampliamento all’architetto Felice de Palma.

Quest’ultimo però non poté terminare l’opera poiché morto nel 1780. È toccato, infatti, al suo successore, Miceli, concludere i lavori. La chiesa venne riaperta nel 1845 dopo più di ottanta anni dalla posa della prima pietra. Nel frattempo, con la soppressione della diocesi alessanese, nel 1818 avvenne la conseguente declassazione al rango di chiesa collegiata.

Nonostante gli svariati anni di lavoro, la facciata risulta incompleta ed è in stile neoclassico. Essa presenta tre portali d’ingresso; quello centrale è sormontato da una lapide in marmo e dallo stemma della città di Alessano. L’interno ha una pianta a croce latina con tre navate elegantemente scandite da pilastri.

Qui sono conservati alcuni altari barocchi fra cui, quello centrale, finemente decorato. Sempre all’interno si trovano una tela e una statua di San Trifone, il Santo protettore della città che viene festeggiato annualmente nell’ultima domenica di luglio. Ma l’opera di maggior rilievo e importanza è “Tobiolo e l’angelo”, tela di Paolo Finoglio, uno dei più noti esponenti della scuola caravaggesca.

Di fronte alla chiesa Madre si trova la casa natale di don Tonino Bello, vescovo di Molfetta, per il quale è in corso la causa di beatificazione.

Chiesa Madre di Sant’Andrea Apostolo (PRESICCE)

La chiesa Matrice intitolata al santo protettore di Presicce, considerata una delle più belle della diocesi di Ugento, ha pianta a croce latina.

L’unica navata, decorata da otto altari laterali impreziositi da decorazioni in stucco e dipinti su tela, termina con un grandioso altare in marmi policromi. Sempre di marmo sono la balaustra, il battistero e le acquasantiere, dono queste ultime del re Francesco I di Borbone come manifestazione di stima per il presiccese Michele Arditi, che a partire dal 1807 fu direttore generale del Museo di Napoli.

Al suo interno pregevoli statue lignee settecentesche di scuola napoletana fra cui quelle di S. Andrea e S. Vito. Tra i dipinti su tela, opera di autori locali, spiccano il grande quadro attribuito al Catalano, dove figura il Martirio del Santo protettore (S. Andrea), e, in controfacciata, il dipinto del Trasporto dell’Arca dell’Alleanza , attribuito ad Oronzo Tiso che ricorda quello conservato nel coro della chiesa dei Teatini a Lecce. Sempre al Tiso si attribuiscono le tele raffiguranti: l’Ultima Cena, la Natività, L’Adorazione dei Magi, Cristo e la Samaritana. Del Pesco sono Il Sacrificio di Isacco, il Sacrificio di Iefte, Mosè salvato dalle acque, Mosè e le tavole della legge. Ricollegabili alla pittrice Rachele Lillo o alla sua bottega sono, infine, alcune tele degli altari tra cui L’Assunta e La Madonna del Rosario . Architetto ed esecutore dell’opera fu Saverio Negro.

Il Duomo di Lecce

Il fulcro della vita religiosa di Lecce è collocato in piazza Duomo, nel cuore della Lecce Vecchia a due passi da Piazza S. Oronzo. Piazza Duomo comprende una serie di monumenti che si affacciano tutti intorno alla splendida Piazza: la cattedrale del Duomo, i palazzi del Vescovado e del Seminario, il Campanile. A causa dell’insolita posizione laterale del fronte del Duomo rispetto all’unico ingresso alla piazza, è stato sviluppato artisticamente il lato sinistro dell’edificio posto di fronte all’unica entrata nel sagrato, trasformandolo nella veduta principale che accoglie i visitatori. La costruzione originaria del Duomo fu voluta dal Vescovo Formoso nel 1144, circa un secolo dopo, nel 1230, il vescovo Volturio volle eseguire alcuni lavori di ristrutturazione, ma nel 1659-70 fu totalmente ripristinato dal vescovo Pappacoda, che affidò l’incarico a Gustavo Zimbalo, in quegli anni impegnato anche ad edificare lo splendido campanile ivi adiacente. La facciata, dunque, che per prima si presenta ai visitatori, è artisticamente la più importante, per la sua sontuosa decorazione seicentesca. Il centro visivo dell’insieme architettonico del Duomo è l’altera statua di S. Oronzo posta in alto e accompagnatavisivamente dalle edicole laterali con le statue di San Giusto e San Fortunato. Solo dopo aver ammirato questo stupendo trionfo del barocco leccese, lo spettatore può spostarsi fisicamente nell’immenso spazio della piazza per scoprire passo dopo passo l’altro ingresso, che sorprende di primo impatto per il suo stile sobrio e raffinato, quasi a equilibrare gli sfarzi decorativi del lato sinistro della chiesa.

La facciata propone attraverso la sua suddivisione degli spazi tramite le paraste scanalate, la ripartizione interna in tre navate. Ad impreziosire i suoi due ordini stilistici ci sono le statue di San Gennaro, San Ludovico da Tolosa, San Pietro e San Paolo. Durante il corso degli ultimi anni del Novecento, la facciata è stata valorizzata dal portale in bronzo realizzato da Manzù, che ben si armonizza con il complesso plastico scarno e lineare della superficie. Lo spazio interno del Duomo, a croce latina con tre navate ripartite da maestosi pilastri rafforzati da semicolonne, è sontuosamente abbellito da ben dodici altari. Dal 1685, sui tanti splendori regna sovrano lo splendido soffitto in legno a lacunari, finemente intagliato e ricoperto da una radiosa doratura che ne incornicia le tele, sapientemente eseguita da Giuseppe da Brindisi, con le storie di S. Oronzo, la Predicazione, la Protezione dalla Peste e il Martirio. A culmine di tanta bellezza, si ammira l’altare maggiore dedicato alla Maria Assunta, una splendida opera d’arte commissionata dal vescovo Sersale ai marmorai napoletani nel 1744, in cui si sommano armoniosamente elementi scolpiti nel marmo e altri fusi in bronzo. Al centro, la preziosa e solenne tela della santa, accompagnata dalle scene del Sacrificio di Noè dopo il diluvio, il sacrificio del Profeta Elia, l’Assunta, tutte realizzate da Antonio Tiso.

Il transetto custodisce l’ importante altare in marmo del Crocefisso e del Sacramento voluto a suo tempo dal vescovo Sozy-Carafa, l’altare dedicato a S. Oronzo, realizzato nel 1672 da Giuseppe Zimbalo e Giovann’Andrea Larducci da Salò, che contiene le reliquie del vescovo Pappacoda, l’altare intitolato all’Immacolata con la statua lignea dell’Assunta realizzata nel 1674 da Nicola Fuso e i busti dei Dottori della Chiesa, a destra: S. Attanasio, San Tommaso D’Aquino, San Gerolamo, S. Ambrogio e a sinistra, San Giovanni, San Crisostomo, San Bonaventura, S. Agostino e San Gregorio. Nella navata di sinistra troviamo l’altare dell’Addolorata arricchito da una tela realizzata nel 1618 dal frate-artista romano padre Gagliardi, poi a seguire l’altare di S. Giusto con la tela di G. A. Coppola del 1656, l’altare di S.Carlo con il dipinto realizzato dall’artista salentino Antonio Fiore e l’ultima cappella di S.Andrea Apostolo risalente alla fine del ‘600, accanto a questa lo spazio della navata è occupato dal monumento funebre al vescovo Sozy-Carafa costruito nel 1783. Lungo l’altra navatatroviamo l’altare a S. Giovanni Battista del 1670, l’altare della Natività o dell’Annunziata dove lo scultore Gabriele Riccardi realizzò nel 1545 una splendida interpretazione del presepe, l’altare di S. Fortunato del 1674, la cappella di S. Antonio eseguita nel 1674 da Zimbalo e, infine, l’altare di S. Filippo Neri risalente al 1690. La navata centrale e il transetto formano al loro incrocio uno spazio delimitato da grandi archia tutto sesto, il loro soffitto ligneo a lacunari incornicia al suo interno le tele di Giuseppe da Brindisi rappresentanti la Predicazione di S. Dromo, la Protezione dalla Peste, il Martirio di S. Dromo e l’Ultima Cena. Nella sacrestia e nella vicina sala Capitolare sono custoditi numerosi dipinti G. Domenico Catalano. Negli spazi della Cattedrale del Duomo è custodito un importante e pregiato Coro in noce eseguito nel 1758 su progetto di Emanuele Manieri. Attraverso due ingressi posti vicino al transetto si accede alla Cripta del Duomo di origine medievale. La cripta fu ricostruita nei primi anni del 1500. La cripta presenta un corpo longitudinale contenente due cappelle barocche con dipinti che incrocia un lungo corridoio composto da novantadue colonne con capitelli decorati da figure umane.

La Cattedrale Santa Maria Annunziata (OTRANTO)

La Cattedrale, dedicata a Santa Maria Annunziata, fu elevata nel XII secolo sui precedenti insediamenti di epoca messapica, romana e paleocristiana. Consacrata il primo agosto del 1088 dal Legato Pontificio Roffredo, sotto il papato di Urbano II, è la Cattedrale più grande del Salento. La facciata con due spioventi ai lati e due finestre monofore mostra al centro un rosone rinascimentale fatto rifare dall’Arcivescovo Serafino da Squillace all’indomani della liberazione della Città dal dominio turco, durato 300 giorni dal 1480 al 1481, periodo in cui la Cattedrale fu trasformata in moschea. Di forma basilicale con pianta a croce latina (lunga m. 53 e larga m 25) è divisa in tre navate da 14 colonne marmoree con capitelli, abachi ed echini, su cui si elevano archi, possiede un vasto bema e tre absidi semicircolari. Nel 1482, l’abside di destra fu allargata per creare la Cappella dei Martiri di Otranto. Il tetto è a capriate coperto da un soffitto a cassettoni dorati voluto, insieme ad un trionfale arco barocco ed alla disposizione in sette teche di marmo dei resti dei Santi Martiri di Otranto, dall’Arcivescovo Francesco Maria De Aste. Il pavimento musivo, realizzato tra il 1163 e il 1165, sotto il regno di Guglielmo il Malo, commissionato dall’Arcivescovo Gionata reca la firma del presbitero Pantaleone. È l’unico pavimento musivo di epoca normanna rimasto integro in Italia e mostra un gigantesco arbor vitae che costituisce una vera e propria summa medievale tradotta in immagini. Al suo interno si possono osservare figure allegoriche come l’Ascensione al cielo di Alessandro Magno o Re Artù, temi dell’Antico Testamento come la Torre di Babele, il Diluvio Universale, Salomone e la Regina di Saba, un calendario medievale, l’Inferno ed il Paradiso. La Cripta (XI sec.) possiede tre absidi semicircolari e quarantotto campate intervallate da oltre settanta elementi tra colonne, semicolonne e pilastri che reggono il transetto della Cattedrale. La particolarità è nella diversità degli elementi di sostegno, provenienti da edifici antichi e altomedievali, dal vario repertorio figurativo. A destra dell’altare vi è l’affresco della Madonna nera Odegitria.

Basilica santuario di Santa Maria de Finibus Terrae (LEUCA)

La basilica, dedicata alla Madonna de Finibus Terrae, nome derivante dalla locuzione de finibus terrae che gli antichi romani solevano utilizzare per questo territorio come ultima zona abitata da cives, rispetto a quella oltre il mare abitato da provinciales, si apre su un piazzale che si affaccia sulla punta estrema pugliese della penisola italiana: nella piazza è posto la croce pietrina, la colonna mariana del 1694 sormontata da una statua della Madonna, opera di Filiberto Aierbo d’Aragona, ed il faro. La facciata della chiesa è divisa in due da una trabeazione; la zona inferiore, arricchita con epigrafi e stemmi, è divisa in cinque scomparti da quattro lesene, due delle quali, quelle centrali, terminano con due statue: nella parte centrale si apre il portale d’ingresso, mentre altri due, più piccoli, sono posti alle due estremità. I portali in bronzo, fusi dalla fonderia Mapelli e disegnati dello scultore Armando Marrocco, sono stati messi in sede nel 2000, in ricordo dell’anno giubilare: quello centrale è intitolato alla Madonna Ianua Coeli e presenta, nella parte centrale, un rigonfiamento simbolo della maternità verginale e spirituale della Madonna, quello di destra è intitolato all’Esodo e quello di sinistra a Maria Stella Maris, con la raffigurazione del miracolo del 365; i tre portali sono stati realizzati rispettivamente grazie alla donazioni della baronessa Maria Serafini Sauli, delle sorelle Garzola di Alessano e con le offerte dei fedeli. La parte superiore della facciata, più stretta rispetto a quella sottostante, si presenta su due livelli, con quattro lesene e quattro finestre su ogni piano, oltre ad una croce in ferro posta sulla sommità.

Nel nartece è conservata l’ara del antico tempio pagano e una scultura in pietra leccese che raffigura un angelo a braccia aperte in senso di accoglienza verso i pellegrini, che regge tra le mani due pannelli con la scritta:

(LA)

«HINC HUMILIBUS VENIAM REPROBIS VERO RUINAM»

(IT)

«In questo sacro luogo, agli umili è concesso il perdono, ai malvagi invece la rovina»

L’altare maggiore con la tela di Maria de Finibus Terrae

Superato quindi il portale risalente ad una delle precedenti costruzioni e datato al XVI secolo, si accede alla chiesa: questa si presenta a navata unica, con cantoria ed organo del 1885 sul fondo e quattro cappelle, due su ogni lato: sulla sinistra si trovano rispettivamente le cappelle con tele di San Francesco di Paola, opera di Francesco Saverio Mercaldi, e di San Giuseppe Benedetto Lebre, opera di Pietro De Simone, mentre nelle due cappelle sulla destra sono poste le tele di San Giovanni Nepomuceno e di San Pietro, anche questa opera di Pietro De Simone, oltre ad un ambone in marmo. Sulla parete di fondo della chiesa, sulla destra, una lapide ricorda l’affondamento della nave francese Léon Gambetta il 27 aprile 1915, mentre, sulla sinistra, è posta un ulteriore epigrafe in memoria di monsignor Giannelli.

Nella parte sinistra del transetto la raffigurazione in cartapesta dell’Annunciazione, realizzata nel 1892, oltre all’ingresso alla sacrestia, sormontato da una tela raffigurante il Martirio di San Giovanni Evangelista ed una raffigurante Sant’Antonio di Padova, entrambe realizzato da Aniello Letizia, ed un busto in marmo del vescovo Giuseppe Ruotolo, sotto il quale sono conservate le sue spoglie; nella parte destra del transetto invece, opera pittorica ritraente la Sacra Famiglia del De Simone, oltre ad un altro quadro, sempre con lo stesso soggetto, del XVIII secolo, dono della baronessa Maria Serafini-Sauli. Dalla parte destra del transetto si accede anche alla cappella del Santissimo Sacramento: questa è stata realizzata nel 1990 nel luogo della vecchia sacrestia ed il tabernacolo è incastonato in un pezzo di marmo bianco e nero disposto in modo tale da raffigurare una croce, decorato con raggiera dorata e due angeli, questi ultimi posti nel 2005, opera di Ubaldo Ferretti; completano la cappella il dipinto della Madonna con il bambino, copia di quello che doveva essere il dipinto posto sull’altare maggiore prima dell’incendio, realizzato da Andrea Cunavi nel 1625 ed una croce in legno di ulivo, proveniente da Gerusalemme, sulla quale l’artigiano Zaccaria Bros ha scolpito le stazioni della Via Crucis.

La cappella con la tela di San Francesco di Paola

Il presbiterio presenta un altare maggiore in marmo, sul quale è posto il quadro della Madonna de finibus terrae; il primo dipinto era opera di san Luca, realizzato durante il suo soggiorno a Malta, ma andato perduto: una seconda opera venne realizzata poi 1507 per volere del vescovo Giacomo Del Balzo da Jacopo Palma il Vecchio, ma anche questa andò distrutta nel 1537 durante un’incursione. La terza tela fu realizzata dal pronipote Jacopo Palma il Giovane: durante un incendio nel 1624, fu gravemente danneggiata e le fiamme risparmiarono solo i volti della Madonna e di Gesù ed è questa porzione che venne in seguito venerata e custodita sull’altare maggiore; il 21 novembre 1722 il capitalo Vaticano decreta l’incoronazione con corone di oro volute dal conte Alessandro Sforza Pallavicini l’anno precedente. Ai lati del presbiterio, due opere pittoriche, una ritraente la Circoncisione di Gesù, l’altra l’Annunciazione, entrambe opere di Aniello Letizia, mentre al centro è posto un rosone con vetri policromi raffiguranti l’Incoronazione di Maria: questo, così come gli altri vetri presenti nella basilica, che riproducono scene della vita di Maria, sono stati ultimati nel 1993.

Nel corridoio adiacente alla basilica, nel 1990, è stata realizzata una cappella, protetta da un cancello in ferro battuto, forgiato da Giacinto Nuzzo da Taurisano, nella quale è ospitata la statua di una Madonna risalente al 1897, adornata con corone donate dalla baronessa Maria Serafini Sauli: la statua è a sua volta posta in una nicchia lignea decorata in foglia oro, opera di Ettore e Alessandro Mangia. Nella cappella si trovano inoltre un trittico raffigurante la Crocifissione con San Pietro e San Paolo, di Francesco Saverio Mercaldi, un presepe in legno e piccole edicole con le scene della Via Crucis, entrambe di Zaccaria Bros, un reliquiario con le spoglie di sant’Alessandro Sauli e una statua lignea della Madoona, entrambe del XVIII secolo, piccoli oggetti in avorio, pergamene e reliquie certificate. Completano il complesso un museo di arte contemporanea con pinacoteca la quale espone circa centocinquanta tele di artisti come Ibrahim Kodra, Morteza Latifi Nezami, Gamal Meleka, Pierre Lindner, Nagatani Kikuichi, Vito Melotto e Maria Teresa Di Nardo ed una Via Crucis all’aperto, realizzata in una pineta secondo il progetto dell’architetto Umberto Valletto e composta da quindici gruppi scultorei in bronzo per un totale di quarantasei figure.