SALENTO PREISTORICO

SALENTO PREISTORICO

Dolmen e Menhir nel territorio salentino. I dolmen sono megaliti polilitici preistorici costituiti da pietre fitte che sostengono una grande lastra di copertura e nell’antichità si usavano per creare ambienti sepolcrali. I menhir sono megaliti monolitici, ovvero formati da una sola lastra di pietra, che fungono da osservatori astronomici.


Dolmen ARGENTINA (SALVE)
È stato rinvenuto da Giovanni Cosi nel 1968, fuori dalla periferia di Pescoluse, sulla litoranea in direzione Gallipoli, a circa 300 metri dal mare. Il megalite è diverso da tutti gli altri per la presenza di una profonda cavità ipogea scavata nella roccia, ritrovata «svuotata del suo originario contenuto da ignoti» al momento della scoperta. Ha la copertura composta da tre blocchi di spessore irregolare (un quarto sembra sia stato trafugato), sostenuti da sette ortostati, quattro monolitici e tre di massi impilati.
altezza m 1,10 / larghezza m 1,50 / profondità m 2,40


Dolmen PLACA (MELENDUGNO)
È stato rinvenuto da Giuseppe Palumbo nel 1909, nel fondo Placa, territorio di Melendugno. Questo megalite ha il lastrone di copertura quadrangolare con i lati irregolari, lo spessore che varia da 17 a 40 centimetri, una cavità circolare sulla superficie esterna del diametro di 14 centimetri per 20 di profondità ed è sostenuto da 7 ortostati monolitici. L’insieme poggia su un banco di roccia affiorante omogenea, simile a quella di cui è ricco il terreno circostante.
altezza m 1,00 / larghezza m 2,05 / profondità m 1,70


MASSI DELLA VECCHIA (GIUGGIANELLO)

La Collina delle Ninfe e dei Fanciulli, che la tradizione popolare narra teatro di un’epopea di sfide tra umani e immortali1, è il luogo senza tempo dove la pietra, più di qualsiasi altro posto del Salento, ha voluto caratterizzarne la morfologia.

Luogo, dunque, descritto dalla pietra, dove la pietra stessa si fa mito. Qui, cercando i Massi della Vecchia (grandi formazioni calcarenitiche di epoca miocenica, singolarmente modellate dall’azione degli agenti atmosferici nel corso dei millenni), ci siamo ritrovati tra un’ingente quantità di banchi di roccia affiorante, quasi pezze di una corazza continua a protezione della terra che ancora ospita quegli olivi, ormai simulacri dell’arcaica saga. Ammaliati, abbiamo continuato ad insinuarci tra le piante secolari alla ricerca delle grandi pietre, che altre favole associano ad una vecchia striara2 e a Ercole, nei fondi tenenti e cisterna longa, e, dopo un breve percorso, ci siamo trovati di fronte dei massi la cui suggestiva imponenza ha chiarito le ragioni di tanto fantasticare.

Lu Lettu te la Vecchia (Il Letto della Vecchia), così è definito, un enorme blocco calcareo che poggia su un basamento di pietra omogenea altrettanto enorme e vagheggia la forma di un letto.

Lu Furticiddhu te la Vecchia (Il Volano del fuso della Vecchia), di dimensioni minori rispetto al precedente, ma assai più sorprendente, richiama la forma del volano nel fuso anticamente utilizzato per la filatura a mano delle fibre. Di questo masso un’altra leggenda racconta, che scagliato senza sforzo da Ercole in tempi remoti, nella caduta si sia incardinato sul basamento in un equilibrio talmente perfetto che la semplice pressione del dito di un bambino sarebbe bastata a farlo oscillare.

Il Piede d’Ercole, altro grosso monolite a foggia di zampa d’animale che un’altra lettura definisce impronta del piede di Ercole.


Dolmen LI SCUSI (Minervino)
Scoperto da Luigi Maggiulli nel 1867, in un terreno gremito di affioramenti rocciosi, nel territorio di Minervino, fu esaminato e descritto accuratamente da Cosimo De Giorgi nel 1879. Il dolmen poggia su un banco di roccia affiorante. Il lastrone di copertura di forma quadrangolare irregolare, spesso da 34 a 43 centimetri, è attraversato da un foro del diametro di circa 20 centimetri ed è sostenuto da otto ortostati, uno monolitico e gli altri di pietre omogenee impilate.
altezza m 1,10 / larghezza m 3,80 / profondità m 2,45


Menhir DI USSANO (Cavallino)
Descritto accuratamente da Cosimo De Giorgi prima del 1916, sorge su un’altura, in prossimità dell’antico casale di Ussano, alle spalle dell’omonima masseria. Questo monolite si trova oggi nel sito originario, infisso su un banco di roccia affiorante, con gli angoli scantonati in epoca tarda, probabilmente per rimarcarne la funzione rituale.
altezza m 2,50 / sezione m 0,41×0,32


Menhir LAMA (Melpignano)
Cosimo De Giorgi, alla fine del XIX secolo, osserva e descrive questo monolite, in largo Lama, alla periferia di Melpignano. Oggi, probabilmente spostato, per ragioni di traffico, di alcune decine di metri dal sito originario, è collocato all’interno di un’aiuola, seminascosto dalla vegetazione. Per via dei successivi rimaneggiamenti, alcuni rilievi del De Giorgi non corrispondono.
altezza m 4,24 / sezione m 0,28 x 0,23


Menhir MANFIO
È stato rinvenuto in contrada Manfio, da Giacomo Matarrese insieme a Pino De Nuzzo nel novembre 1985, nel corso di un’esplorazione dei territori di Casarano e Ruffano, alla ricerca di grotte ipogee. Il monolite si trova infisso nella fascia scabrosa di un terreno ricco di affioramenti rocciosi e altri interessanti materiali litici. Ha la sommità bicuspide, centrata da una cavità, due croci incise su due facce adiacenti e un foro del diametro di circa 18 centimetri, a 66 centimetri da terra, che attraversa le facce larghe e lo rende unico tra tutti quelli rilevati in questa ricerca.
altezza m 1,33 / sezione m 0,49×0,30